giovedì, 26 marzo 2009

Con il post odierno intendo completare la lettera "A" di questo piccolo dizionario delle figure retoriche. Ove i miei lettori avessero riscontrato o registrassero l'assenza  o l' incompletezza di taluna voce che, per criterio strutturale avrebbe da afferire agli interventi sinora completati, invito i medesimi a segnalarmelo tempestivamente, affinché io possa provvedere aglle opportune integrazioni o emendamenti.

Auguro a Tutti un Gioioso Fine Settimana

Giovanni Martinelli

 

Antifrasi: (dal greco antìphrasis, "espressione contraria") è una figura retorica che consiste nell'usare una parola o un'espressione in senso contrario al loro proprio per lo più con tono ironico od eufemistico: come sei gentile! (= come sei sgarbato!).

Antistrofe: ripetizione delle stesse parole alla fine di più versi o frasi (Ha fatto il danno lui, deve riparare lui).

Antitesi: (dal greco antìthesis, "contrapposizione") rafforzamento di un concetto ottenuto aggiungendo la negazione del suo contrario (Lavorava di notte, non di giorno) oppure accostando due parole o concetti opposti (temo e spero).

Apostrofe: ( dal greco apostrophèin,"volgere le spalle a") interruzione di una frase per rivolgere un'invocazione a persona o cosa che può essere anche assente:

...ahi Pisa, vituperio de le genti!... (Dante)

Anticlimax: (dal greco antì, "conro" e klimax, "scala") è una progressione che cala di intensità:

Così tra questa immensità s' annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare (G.Leopardi).

Asindeto: coordinazione tra vari elementi di una frase senza congiunzioni:

vide confusamente, poi vide chiaro, si spaventò, si stupì, si infuriò, pensò, prese una soluzione. (A.Manzoni).

Assonanza: si ha quando determinate sillabe o determinati suoni fonetici sono ripetuti in successione. Ad esempio, nei primi due versi della Sera fiesolana di D'Annunzio:

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie

esiste una reiterazione del suono "F" che, oltre a conferire più musicalità ai versi, serve a rendere l'idea del fruscìo, appunto, delle foglie al passare del vento.

postato da: smartynello alle ore 15:25 | Permalink | commenti (2)
categoria:
mercoledì, 04 marzo 2009
Sono stato assente ancora, a lungo.
Ho fatto visita a mia sorella, che vive a Ginevra, una gran bella città.
Mia sorella insiste perché io  vada a vivere da loro. Hanno una casa a due piani, con un piano completamente libero da quando i figli, ormai grandi, sposati e con prole, si fanno vedere sempre più sporadicamente.
Non ho accettato.
Il silenzio della mia vecchia dimora è per me un compagno inseparabile, anche se, talvolta, opprimente. Le ho promesso, di contro, che le farò visita più spesso, programmando soggiorni abbastanza lunghi. Amo l' Italia ma tante cose non mi vanno proprio giù.
Ho tempo per organizzarmi.  
Quanto a questo spelacchiato blog, provo meraviglia nel vedere oltre novecento visite a fronte di pochissimi commenti.
In omaggio a questi sconosciuti visitatori, cui va tutta la mia gratitudine, commista ad un certo senso di colpa in ragione del tedio che avrò loro provocato, continuo la pubblicazione delle varie figure retoriche, in ordine alfabetico.

Anacoluto


(dal greco anakólothos, "che non segue") indica una frase il cui andamento risulta irregolare, a causa di un cambiamento di soggetto nel corpo dell'enunciato. Di per sé  è un errore sintattico spesso provocato dal cambiamento di soggetto nel corpo dell'enunciato che tuttavi onferisce, talvolta, singoartà  grazia all'espressione.
Un simile uso, tipico per lo più dei poeti, è invalso anche presso gli scrittori in prosa, che lo adottano nell'intento di riprodurre i modi della lingua parlata e per caratterizzare determinati personaggi.
Classificato nelle grammatiche scolastiche come un errore in assoluto, l’anacoluto rappresenta in realtà una struttura di larghissima diffusione nella nostra e in altre lingue, compreso il latino (dove prendeva il nome di nominativus pendens; un es. dal Vangelo di Matteo: «Qui habet, dabitur illi»). Il non collegamento sintattico tra due strutture ha la sua ragion d’essere nello svolgersi di un discorso che non è pianificato e definito sintatticamente ma è già costruito dal punto di vista semantico. Queste condizioni sono tipiche della comunicazione parlata e rispondono alla necessità di procedere più speditamente nella manifestazione e concatenazione delle idee. Oltre che nel parlato, l’anacoluto è accettabile nelle forme di scrittura che lo seguono molto da vicino o lo imitano espressamente, mentre è chiaramente incompatibile con le esigenze dei testi che devono avere univocità ed esplicitezza di significato. Gli esempi abbondano nei classici di tutte le epoche: a cominciare da qualche caso in Dante (almeno nel Fiore, a lui attribuito: «E que’ che guarderà tuttor la strada / certana sie che gli parrà morire»), passando per Machiavelli (nel famosissimo brano della lettera a F. Vettori: «mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e ch’io nacqui per lui») e giungendo a Manzoni (che costellò di anacoluti i dialoghi e le parafrasi di dialoghi della redazione finale del romanzo; tre esempi: «noi altre monache, ci piace sentir le storie per minuto»; «cose che le più gran dame, nelle loro sale, non c’eran potute arrivare», «Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro») e a Saba («La bocca / che prima mise / alle mie labbra il rosa dell’aurora / ancora / in bei pensieri ne sento il profumo»). All’anacoluto possono essere assimilati anche il tipo, molto frequente: mangiare, il bambino mangia; e, spec. nei titoli giornalistici, il tipo “Lira e borsa, un altro tonfo”

Anadiplosi


(dal greco anadìplosis, "raddoppio") consiste nella ripresa enfatica, all'inizio di un verso, di una parola o di un gruppo di parole poste in conclusione del verso precedente, con un significativo effetto di insistenza e di risalto, come è possibile verificare nel seguente verso di U. Saba, Questa voce sentiva / gemere in una capra solitaria // In una capra dal viso semita.

Anafora

ripetizione della stessa parola all'inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto. Es. Dante ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore....’
Sei nella terra fredda sei nella terra negra (G. Carducci)

Anastrofe

(dal greco anastrophè, "inversione" " rivolgimento" )figura che consiste nell'alterare l'ordine normale degli elementi di una frase, anteponendo, ad esempio, il complemento oggetto al predicato (le tue botte ad aspettar) o il complemento di specificazione al sostantivo (di me più degno).


Anfibologia


(dal greco amphibolìa e lògos, “discorso collocato intorno”):consiste in un enunciato che può essere interpretato in due modi diversi, o per l'ambiguità di una parola, o per una particolare costruzione sintattica. "E' scattato il cane" ha senso compito sia che ci si riferisca alrepentino balzo in avanti dell'animale, sia al moto meccanico di percussione di un' arma da fuoco (ambiguità di parola) . L'anfibologia  a livello di costrutto sintattico, può rinvenirsi nel primo verso di un celebre sonetto del Petrarca, "Vincitore Alexandro l'ira vinse", in cui a stento si riesce a identificare, a una prima lettura, l' ira quale  soggetto.
postato da: smartynello alle ore 18:47 | Permalink | commenti (4)
categoria:
mercoledì, 11 febbraio 2009
Mi era stato chiesto, in margine alle noterelle di stile, se avessi tempo e voglia per  dedicare un po' di spazio alle figure retoriche. In particolare veniva sottolineata la necessità di chiarire le ambiguità che portano a confondere metafore, analogie, similitudini.
Provvedo, attingendo ai miei  appunti personali e ad un più ampio repertorio di  scopiazzature varie . Per me stesso e per chi prima di me lo ha fatto, chiedo venia ai legittimi autori. La mancata citazione deriva non da cattiva volontà ma dalla assoluta incapacità dello scrivente di risalire alle fonti primarie che si perdono nella notte dei tempi.
Per maggiore chiarezza procedo, come fanno i più, in ordine alfabetico.

Adynaton: avvalorare l'impossibilità che si realizzi un evento ipotizzando per assurdo la realizzazione di un altro fatto che non potrà mai verificarsi:

prima divelte, in mar precipitando spente nell'imo strideran le stelle, che la memoria e il vostro amor trascorra o scemi (G.Leopardi)

ma più comunemente: "vedrai che quei soldi ti saranno resi il giorno di San Mai" Oppure: "mi sa che questa storia vada a finire alle calende greche".

Allusione: figura retorica consistente nel dire una cosa per farne intendere un'altra. Un'allusione storica è la vittoria di Pirro per indicare una vittoria inutile e pagata a caro prezzo.

Allegoria: (dal greco allegorèin, "parlare diversamente") è una figura retorica consistente nella costruzione di un discorso che, oltre al significato letterale, presenta anche un significato più profondo, allusivo e nascosto. Un'allegoria tra le più note è quella del destino umano che viene paragonato ad una nave che attraversa il mare in tempesta:

"passa la nave mia, sola, tra il pianto degli alcioni, per l'acqua procellosa" (G. Carducci)

la struttura perfetta dell' allegoria non dovrebbe integrare elementi facilitanti la comparazione  tra modello  e restituzione retorica. Così, ove il Carducci avesse scritto qualcosa  di manifestamente esplicativo riferentesi al destino non potremmo classificare l'esempio riportato tra le allegorie.  Importante è non far confusione con le metafore ( introdotte da: come, a guisa di, qual) es. "la donna è mobile qual piuma al vento"  "e caddi come corpo morto cade" (Dante Alighieri); "Si sta come d' autunnno sugli alberi le foglie" (Giuseppe Ungaretti)

La metafora è la "figura retorica che consiste nel trasferire il significato di una parola o di un’espressione dal senso proprio a un altro figurato che abbia con il primo un rapporto di somiglianza.

Analogia è, "specialmente nella poesia contemporanea, la corrispondenza intuitiva e arbitraria che l’autore stabilisce tra oggetti svincolati da rapporti logici"; si potrebbe considerare un esempio di analogia la "balaustrata di brezza" di Ungaretti.
L'analogia è una figura retorica molto simile alla METAFORA, ma senza il "come".
Ecco un esempio: metafora: sei  come il sole per me
analogia:  tu, mio sole
oppure: metafora: casa bianca come un'ala di gabbiano sulla collina
analogia: collina con un'ala di gabbiano (l'ala di gabbiano è la casa; in questo caso è sparito sia il "come" che l'oggetto della metafora).
In pratica, quando vediamo due accostamenti che rimandano a qualcosa di "esterno" anche alle stesse parole (es: profumo rosso= probabilmente  si sta parlando della rosa), e che potremmo tradurre con ".....come.....", allora siamo davanti ad una analogia.
Si tratta di una figura piuttosto complessa, utilizzata soprattutto dagli ermetisti.

postato da: smartynello alle ore 09:57 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 17 gennaio 2009
Interrompo le noterelle di stile, non tanto perché l'argomento sia stato trattato esaustivamente ma perché desidero immettere una piccola variazione tematica nel mio blog. Tempo fa ebbi a scrivere del piacevolissimo incontro con "you tube". Quando ho voglia di ascoltare qualcosa, lo uso come archivio musicale. Spesso vado indietro nel tempo e i filmati  sono un tuffo nel passato, talvolta con risultato piacevole, talvolta doloroso.
Quasi a rappresentare quanto mi accade, ho scoperto questo bel video su George Brassens,
buon ascolto
postato da: smartynello alle ore 09:14 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, 05 gennaio 2009
Il titolo sembra quello di un film sui morti viventi.

Infatti spesso mi sento così. Sono sparito per 23 giorni. Esilio volontario in una pensioncina sperduta sulle alpi marittime francesi. C'era internet. L'ho usato con estrema parsimonia. Saluto affettuosamente i miei pochi affezionati lettori e riprendo le noterelle di stile dal punto in cui le avevo sospese. Segue dal post del 13 dicembre 2008 Orripilanti poi i modi del linguaggio burocratico-amministrativo ossia di quel linguaggio mistificante che la "nomenklatura" crea per stabilire la peculiarità e l'autorità della sua posizione nella società. Sono gli stessi motivi per cui certi giornalisti cercano in un particolare tipo di linguaggio lo strumento non per comunicare ma per stabilire una differenza tra loro che scrivono e coloro che li leggono (o li ascoltano), cioè per sancire una loro presunta posizione di privilegio nella società. Ecco un sommario dei più frequenti modi espressivi: - le suffissazioni in -ismo, di conio frequente e spesso transeunte; per esempio, avventurismo, perdonismo, pentitismo, sfascismo, stragismo: tutte comprensibili a tutti? - gli ossimori cioè gli accostamenti paradossali di termini di significato contrario e contraddittorio; per esempio, oltre alle antiche convergenze parallele (da cui divergenze convergenti e divergenze parallele), la fiducia della non sfiducia, gli equilibri più avanzati ecc.; - gli eufemismi non per lilla forma di psicologica interdizione (come male incurabile pcr cancro o bagno per latrina o retribuzione per salario), ma pcr la cosciente volontà di attenuare la crudezza o impopolarità di certe espressioni; per esempio, piano di alleggerimento invece di licenziamenti, allineamento valutario invece di svalutazione, decremento o addirittura crescita negativa invece di diminuzione; - lo stile nominale con la trasformazione del verbo in sostantivo e soprattutto col passaggio dal verbo semplice al verbo fraseologico (qualcosa del genere l'abbiamo già visto nell'ambito del "bello scrivere"); per esempio, dichiarare la propria disponibilità invece di dire di essere disposto, affermare la propria volontà invece di volere, manifestare la propria preoccupazione invece di dirsi preoccupato, prendere in esame invece di esaminare e così via; - l'uso di parole che, in confronto a quelle proprie del parlare corrente, sono ritenute più pertinenti alla ufficialità e al prestigio della fonte; per esempio, aeromobile invece di aereo, balneazione invece di bagno, modalità invece di modi, normativa invece di norme, sede stradale invece di strada, titolo di viaggio invece di biglietto (ferroviario) ecc.; - le tautologie; per esempio, entro e non oltre, indagine conoscitiva, preventiva autorizzazione, prospettive future, requisiti richiesti e via così.
postato da: smartynello alle ore 20:39 | Permalink | commenti (5)
categoria:
sabato, 13 dicembre 2008
I riferimenti a libri, film e programmi tv Un capitolo vastissimo è quello delle immagini, delle parole e della frasi (spesso anche nel testo, ma soprattutto nella titolazione) modellate su titoli di libri, di film, di programmi televisivi. È questo un fenomeno molto discutibile, sia per la frequente oscurità, perché il richiamo pseudoculturale non è sempre facilmente intelligibile, soprattutto per larghe fasce di lettori, sia perché le formule adottate diventano ripetitive, convenzionali e prevedibili, cioè si trasformano in luoghi comuni. Dalla "Cronaca di una morte annunciata" di Gabriel Garda Marquez tutto diventa annunciato: lo scandalo, la crisi, il caos, la tragedia, addirittura il terremoto. Dal verso di Salvatore Quasimodo "Ed è subito sera" ecco che è subito crisi ed è subito rissa ed è subito qualche cosa. Dal film "Inferno di cristallo" ogni incendio in un grattacielo diventa un inferno di cristallo, e in quel giorno i giornali hanno così lo stesso titolo in prima pagina. Dal programma televisivo "Venti di guerra" ci sono venti di guerra dappertutto: in Medio Oriente, alla Rai, nei partiti. I forestierismi inutili In questo campo di parole e di espressioni che è meglio non usare rientrano d'ufficio i forestierismi che, a differenza di quelli di cui abbiamo già parlato, non hanno alcuna utilità o necessità e si suppone vengano usati soltanto per rendere più "bello" il testo o per far sapere che si conoscono (ma davvero?) le lingue straniere; eccone un campione: atout, blitz, break, drink, escalation, first lady, fiscal drag, golpe, happening, hinterland, kolossal, optional, performance, premier, prime rate, pole position, privacy, ralenti, recital, summit, suspense, target, top secret, week end; dopodiché, proprio per scarsa dimestichezza con l'inglese e con il francese, atout viene scritto hatu, suspense diventa suspence e ralenti viene pronunziato ràlenti. Le citazioni erudite In questo largo ventaglio di sforzi per abbellire il linguaggio della comunicazione scritta (rendendolo invece più brutto o più oscuro) rientrano anchc le citazioni erudite, soprattutto dal latino; per esempio, casus belli, deus ex machina, extrema ratio, longa manus, pro bono pacis, sancta sanctorum e tante altre; anche qui il pericolo della cattiva scrittura ma anche della cattiva pronunzia incombe sempre: aut aut che viene scritto out out, come se fosse inglese e non latino, oppure pronunciato ot ot, come se fosse francese. 1) segue
postato da: smartynello alle ore 22:07 | Permalink | commenti (9)
categoria:
sabato, 13 dicembre 2008
I riferimenti a libri, film e programmi tv Un capitolo vastissimo è quello delle immagini, delle parole e della frasi (spesso anche nel testo, ma soprattutto nella titolazione) modellate su titoli di libri, di film, di programmi televisivi. È questo un fenomeno molto discutibile, sia per la frequente oscurità, perché il richiamo pseudoculturale non è sempre facilmente intelligibile, soprattutto per larghe fasce di lettori, sia perché le formule adottate diventano ripetitive, convenzionali e prevedibili, cioè si trasformano in luoghi comuni. Dalla "Cronaca di una morte annunciata" di Gabriel Garda Marquez tutto diventa annunciato: lo scandalo, la crisi, il caos, la tragedia, addirittura il terremoto. Dal verso di Salvatore Quasimodo "Ed è subito sera" ecco che è subito crisi ed è subito rissa ed è subito qualche cosa. Dal film "Inferno di cristallo" ogni incendio in un grattacielo diventa un inferno di cristallo, e in quel giorno i giornali hanno così lo stesso titolo in prima pagina. Dal programma televisivo "Venti di guerra" ci sono venti di guerra dappertutto: in Medio Oriente, alla Rai, nei partiti. I forestierismi inutili In questo campo di parole e di espressioni che è meglio non usare rientrano d'ufficio i forestierismi che, a differenza di quelli di cui abbiamo già parlato, non hanno alcuna utilità o necessità e si suppone vengano usati soltanto per rendere più "bello" il testo o per far sapere che si conoscono (ma davvero?) le lingue straniere; eccone un campione: atout, blitz, break, drink, escalation, first lady, fiscal drag, golpe, happening, hinterland, kolossal, optional, performance, premier, prime rate, pole position, privacy, ralenti, recital, summit, suspense, target, top secret, week end; dopodiché, proprio per scarsa dimestichezza con l'inglese e con il francese, atout viene scritto hatu, suspense diventa suspence e ralenti viene pronunziato ràlenti. Le citazioni erudite In questo largo ventaglio di sforzi per abbellire il linguaggio della comunicazione scritta (rendendolo invece più brutto o più oscuro) rientrano anchc le citazioni erudite, soprattutto dal latino; per esempio, casus belli, deus ex machina, extrema ratio, longa manus, pro bono pacis, sancta sanctorum e tante altre; anche qui il pericolo della cattiva scrittura ma anche della cattiva pronunzia incombe sempre: aut aut che viene scritto out out, come se fosse inglese e non latino, oppure pronunciato ot ot, come se fosse francese. 1) segue
postato da: smartynello alle ore 22:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 06 dicembre 2008


Le locuzioni di provenienza dotta

Se i condizionamenti provenienti dalle caratteristiche del lavoro della comunicazione  giornalistica  o  degli interventi on line , cioè fretta e necessità  di operare in spazi contenuti,  non producono, come abbiamo visto, danni gravi, i guai cominciano quando sul linguaggio dell'informa­zione viene a pesare il mito del "bello scrivere", nella convinzione che scrivere bene significhi usare le "parole belle", cioè parole ed espressioni quanto più possibile estranee alla lingua parlata. Ecco allora:

- i verbi di uso meno corrente e di provenienza dotta e le costru­zioni nominali verbo-più-sostantivo invece del verbo semplice; per esempio, aver luogo invece di accadere, dar lettura invece di leggere, diramare una smentita invece di smentire, effettuare in­vece di fare, esibire invece di mostrare, essere nell'impossibilità invece di non potere, fare ingresso invece di entrare, far rientro invece di rientrare, fornire al posto di dare, iniziare invece di co­minciare, mettere in chiaro invece di chiarire, opporre un rifiuto invece di rifiutare, permanere invece di rimanere, pervenire inve­ce di giungere, porre fine invece di finire o concludere, portarsi nel senso di andare, prendere in esame invece di esaminare, pren­dere la parola invece di comiciare a parlare, prestare giuramento invece di giurare, rassegnare le dimissioni invece di dimettersi, registrare invece di accadere (per esempio, "si è registrato un fat­to importante"), rendere visita invece di visitare, rendere una di­chiarazione invece di fare una dichiarazione o dichiarare o dire, verificare invece di accadere (per esempio, "si è verificato un in­cidente");

- come i verbi, anche i nomi di origine dotta preferiti a quelli sem­plici: astanteria invece di pronto soccorso, farmaco invece di me­dicina, legali invece di avvocati, nosocomio invece di ospedale, precipitazione (piovosa) invece di pioggia, raptus invece di im­pulso, sanitari invece di medici, terapia invece di cura e così via;

- certe metafore per antonomasia, quando un nome proprio, di persona o geografico, viene sostituito da un giro di parole, per non doverlo ripetere (e quasi sempre non c'è niente di male) a breve distanza nella frase; per esempio eroe dei due mondi invece di Garibaldi, metropoli partenopea invece di Napoli, città lagu­nare invece di Venezia. Che la metafora nasce a volte non dalla paura della ripetizione ma da un vezzo letterario è dimostrato da qualche caso, come quello di chiamare San Gimignano non la città delle cento torri, e sarebbe già grave, ma addirittura la Manhattan collinare, con un audace, e comico, richiamo ai grat­tacieli di New Y ork.

postato da: smartynello alle ore 16:50 | Permalink | commenti (2)
categoria:
sabato, 29 novembre 2008
Ringrazio  esserinoebalena per avermi ritenuto degno del premio "dolcezza".
Sulla pubblicazione dello stesso e sulla prevista nomination mi riserbo di intervenire prossimamente.
 A tutti Buona Domenica e Buona Settimana
Giovanni Martinelli


Le metafore



Un vasto campo è quello delle metafore; la maggior parte di esse, quando ha una provenienza non dotta ma tecnica, commerciale, sportiva, militare, può non piacere a chi preferisce uno stile sobrio e asciutto, ma il loro uso rende più ricco il linguaggio di chi scrive e più ricco il linguaggio di chi legge (o ascolta). Ecco qualche esempio: braccio di ferro, a ruota libera, con l'acqua alla gola, essere in alto mare, vittoria ai punti e così via. Altrettanto si può dire delle metafore - queste, di origine politica - che evitano perifrasi e ripetizioni e posseggono inoltre una notevole efficacia, anche mnemonica; per esempio, ago della bilancia, anni di piombo, cavallo di razza, stanza dei bottoni e tante altre. Poca indulgenza meritano invece le metafore che si richiamano a elementi concettuali di tipo storico o politico o, comunque, non usuale; ecco alcuni esempi, che compaiono spesso soprattutto nei titoli: grande balzo in avanti, lunga marcia, lotta continua, roulette russa, olocausto, altra metà del cielo ecc. Meglio accettabili, perché quasi sempre di facile comprensione le metafore che si riferiscono a personaggi noti, storici o di invenzione; per esempio, Savoranola o Machiavelli, Rambo o Perry Mason.
postato da: smartynello alle ore 20:09 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, 24 novembre 2008
Ringrazio tutti i cari amici che mi hanno scritto, privatamente o in pubblico commento. Ho deciso di non starmi più a preoccupare per  le signorine che mi scrivono con proposte varie. Mi ha fatto assai ridere il commento di Antonio Valerio. Proseguo con i fogli sparsi che recupero dal mio archivio, sempre chiedendo venia ai molteplici autori: grammatici, cultori dello stile ecc.che non cito (non sapendo attribuire i vari crediti "ad personam").
Vs. Giovanni Martinelli

Stereotipi e frasi fatte
Meno bene anche i luoghi comuni, le frasi fatte, gli stereotipi, cioè gli aggettivi e le locuzioni che il giornalista usa senza sforzo intellettuale, per forza di automatismi mentali (e non sempre la colpa è della fretta), dimenticandosi, oltretutto, che meno aggettivi si usano e meglio è .
- aggettivi come: coltello acuminato, episodio boccaccesco, agghiacciante sciagura, corpo contundente, delicato intervento, pianto dirotto, esemplare sentenza, fervidi voti, merce furtiva, futili motivi, irrefrenabile risata, slancio irresistibile, magro bottino, movimentato inseguimento, pesante bilancio, pronto intervento, raccapricciante spettacolo, ridente località, rigoroso riserbo, sforzo sovrumano, spettacolare incidente, stringente interrogatorio, tempestivo intervento, toccante episodio, tragica fatalità, vibrante attesa, vivo allarme e così via;
- locuzioni come: ammasso di rottami, anonima sequestri, battuta a vasto raggio, due fitte ali di folla, momento della verità, racket del vizio, regolamento di conti, scherzo di pessimo gusto, tragedia della follia ecc.
Riusi, travasi e prestiti

Accettabili anche quei vocaboli e quelle espressioni di varia provenienza che vengono riformulati o adattati al racconto informativo:
- riusi e travasi dalla tecnica (per esempio, andare in titt, area di parcheggio, essere su di giri, fare il pieno, mettere in orbita, piattaforma, riciclaggio, rodaggio, valvola di sicurezza e così via), dalle scienze mediche e biologiche (per esempio, colpo di bisturi, complesso di inferiorità, pulsione, rimozione ecc.), dalla matematica (per esempio, asse, parametro, vertice), anche dallo sport (per esempio, governo di serie B, maratona, mettere alle corde, nastro di partenza, round, sorpasso, staffetta, tabella di marcia, traguardo);
- prestiti (di necessità) da lingue straniere, che riguardano nuovi oggetti o nuovi concetti, e quindi entrano facilmente nell'uso per immediata comprensibilità e difficile o impossibile alternativa; per esempio, baseball, biberon, brandy, club, computer, hobby, hostess, pullover, roulette, roulotte, slalom, slip, ticket, yoghurt.
Accanto a questi forestierismi già assimilati ce ne sono altri, dello stesso tipo, in corso di probabile assimilazione: per esempio, babysitter, bluejeans, boiler, boom, camping, casual, collant, container, fast food, flash, hamburger, identikit, jolly, kiwi, raid, relax, self service, sexy, skilift, smog, sponsor, spray, sprint, stress, toast, topless, water, wurstel. Il guaio di questi forestierismi è che molti di essi, non adattati al sistema morfologico della lingua italiana, producono errori di scrittura (quelli entrati per via orale) o difformità di pronuncia (quelli entrati per via scritta). Saggezza vuole che, se entrano nell'uso, si accettino così come sono entrati, anche se malscritti e malpronunciati

 
postato da: smartynello alle ore 11:07 | Permalink | commenti
categoria: